Con l’avvento di aprile, lo Smart Working è tornato alle regole ordinarie, portando con sé alcune importanti novità.
Ma cosa cambia effettivamente?
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Concessione dello Smart Working: d’ora in poi, sia i datori di lavoro pubblici che privati possono valutare le richieste di Smart Working in base alle proprie esigenze. Tuttavia, vengono dati priorità ai seguenti gruppi:
- Genitori con figli di età inferiore ai 12 anni o con figli disabili.
- Dipendenti con disabilità grave.
- Caregiver.
È importante notare che è necessario che l’azienda abbia precedentemente applicato il lavoro agile.
- Procedura di Implementazione: l’attivazione dello Smart Working avviene attraverso un accordo con l’azienda, senza l’ausilio di regimi semplificati o scorciatoie. L’accordo aziendale, seguito da quello individuale, deve includere una serie di dettagli cruciali, come la durata, le modalità di alternanza, i luoghi esclusi per lo svolgimento del lavoro remoto, aspetti relativi alla condotta del dipendente e al potere direttivo dei dirigenti, modalità e utilizzo degli strumenti di lavoro, tempi di riposo, misure per garantire la disconnessione, modalità di controllo della prestazione fuori dai locali aziendali, formazione necessaria e modalità di esercizio dei diritti sindacali.
- Comunicazione al Ministero del Lavoro: una volta siglato l’accordo, i datori di lavoro del settore privato sono tenuti a comunicare al Ministero del Lavoro l’inizio del periodo di Smart Working entro 5 giorni dall’avvio della prestazione da remoto.
- Importante Nota: è da sottolineare che non è più previsto il diritto al cambio della mansione durante il periodo di Smart Working; l’occupazione deve essere compatibile con questa modalità lavorativa.
Se desideri approfondire questo argomento o avere ulteriori informazioni, non esitare a contattare un consulente esperto in materia.